Crescere in età, sapienza e grazia

di Francesca Polacco - "La famiglia culla della vita e dell’amore”, “In contemplazione delle tue opere”, “Costruttori di città”, questi i micro-convegni sui tre ambiti della Dottrina Sociale della Chiesa che hanno impegnato gli educatori durante la seconda giornata di convegno.

Due relatori esperti per ogni ambito hanno guidato gli educatori nell’approfondimento di tematiche strettamente legate alla loro vocazione e al loro servizio educativo per essere “all’altezza” di accompagnare bambini e ragazzi nel loro percorso di maturazione rendendoli sempre più protagonisti della loro vita. La Dottrina Sociale della Chiesa, dunque, snocciolata a misura di ragazzo e alla luce degli ambienti e delle relazioni che vive quotidianamente.

 

La famiglia culla della vita e dell’amore

Mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara e padre sinodale intervenuto sul tema della famiglia, ha sintetizzato in tre parole chiave il fulcro del messaggio del Sinodo sulla famiglia svoltosi lo scorso ottobre: inclusione, accompagnamento, integrazione. Tre parole che indicano chiaramente la direzione verso la quale la Chiesa deve tendere. “La Chiesa deve diventare una famiglia di famiglie. La pastorale della Chiesa, infatti, ma anche il modo di comportarsi della società – ha sottolineato Brambilla – non deve mirare alle persone nella loro individualità ma alle persone dentro le loro relazioni, poiché una società che non tiene conto delle relazioni tra le persone, è una società che si condanna da sola”.

È per questo che è fondamentale conoscere le famiglie dei ragazzi che ci sono affidati, “il rapporto assiduo con le famiglie – ha aggiunto – è decisivo per l’educazione, altrimenti sarebbe come staccare un ragazzo dalla propria radice”.

A seguire la testimonianza di Massimiliano e Manuela De Foglio, 13 anni di matrimonio e 4 figli, Samuele, Dalila, Ruben e Saul che hanno introdotto il racconto dei loro genitori cantando l’Ave Maria in lingua albanese imparata proprio durante un viaggio in Albania. Un Paese in difficoltà che Massimiliano e Manuela hanno voluto far conoscere ai loro bambini perché “quella realtà è stata importante per noi, –  hanno spiegato –  ci ha aiutato ad essere una famiglia aperta”.

Ma aperta a chi? A cosa? “Innanzitutto a Gesù e poi alla vita”.

Quattro le strade da percorrere suggerite da Massimiliano e Manuela sulla base delle indicazioni date dal Convegno ecclesiale di Firenze per essere una famiglia aperta: USCIRE per guardare, ascoltare, incontrare lasciando che siano i bambini a insegnarci come farlo; ANNUNCIARE nelle piccole cose di ogni giorno; ABITARE sì la propria casa, ma abitare il mondo, “perché solo quando ci si apre al mondo si è in grado di fare scelte educative importanti; TRASFIGURARE per rendere consapevoli i bambini che la felicità non è nelle cose ma nelle persone e soprattutto in Gesù".

 

In contemplazione delle tue opere

La cura e la salvaguardia del Creato sono le tematiche affrontate nel secondo convegno e introdotte da don Marco Ghiazza, assistente nazionale dell’Acr. Due tematiche essenziali lette da don Marco attraverso quattro verbi ispirati dall’enciclica “Laudato si” di Papa Francesco: “Il primo – ha esordito l’assistente – è contemplare e rappresenta il nostro modo di rapportarci alla questione ecologica. Un esercizio nel quale i ragazzi sono maestri. È questo l’atteggiamento di fondo dell’enciclica, che parla di spiritualità ecologica e dovrebbe essere il nostro atteggiamento permanente”. Il secondo verbo è custodire, quello che meglio descrive il rapporto degli uomini con le cose e degli uomini fra loro. “Custodire è l’atteggiamento che siamo chiamati a vivere nei confronti della casa comune e dell’altro, ma dobbiamo essere innanzitutto custodi delle nostre relazioni”. Assumere è invece il verbo che riguarda più da vicino gli educatori perché “assumere la questione ecologica è un impegno non più rinviabile che deve entrare a far parte del bagaglio comune dei nostri percorsi formativi”. E infine consumare, il verbo che coinvolge direttamente i ragazzi: “Dobbiamo offrire un’alternativa al consumare, contrapponendovi il custodire attraverso la costruzione di un senso doveroso del limite e ragionando sul nostro stile di vita per educare i ragazzi sulle corrette abitudini da assumere quotidianamente”, ha concluso don Marco.

Il tema della salvaguardia del Creato si collega a quello della consapevolezza e dell’utilizzo del Bene comune approfondito dal professor Luigino Bruni, economista e docente dell’Università Lumsa di Roma. “Il Bene comune, così come le risorse naturali, possiamo consumarle insieme, ma solo quando si raggiunge la soglia critica si percepisce il suo effettivo consumo. Per questo, se lasciamo la gestione del Bene comune all’interesse privato, questo verrà distrutto”, ha spiegato.

Il professor Bruni ha provato poi a proporre una soluzione: “stipulare un contratto sociale, impostando un limite come scelta collettiva di auto-limitare la libertà individuale”. Ha, inoltre, ipotizzato la possibilità di “formare un’etica individuale nella quale i soggetti attribuiscono un valore intrinseco alla scelta di limitarsi nel consumo del Bene comune”.

 

Costruttori di città

In questo orizzonte qual è il valore della democrazia? Nel terzo convegno Giovanni Tarli Barbieri, docente di Diritto costituzionale dell’Università di Firenze, per rispondere a questo interrogativo ha chiamato in causa la nostra Costituzione. Il prof. Tarli Barbieri ha posto in evidenza l’impianto non solo democratico ma anche inclusivo e pacificatore della carta costituzionale attenta all’uomo concreto nella quotidianità delle sue esigenze e della sua storia. Quali sfide oggi deve allora affrontare il principio democratico? Essenzialmente tre, ha affermato Barbieri, da declinare a misura di ragazzo: “la cittadinanza attiva, ovvero la consapevolezza dei propri doveri e dei propri diritti, la rappresentanza politica e l’economia”.

“Il futuro dell’umanità risiede nei valori della democrazia” ha detto a conclusione con forza l’On. Sandra Zampa, Vice presidente della Commissione bicamerale Infanzia e Adolescenza. “Tutti – ha continuato – siamo chiamati non solo a ricordarci timidamente dei bambini e dei ragazzi ma a garantirne la partecipazione e il protagonismo nel rispetto dei loro diritti e nell’impegno a cogliere e valorizzarne l’autorità”.