Don Ciotti: "Educazione primo investimento della società"

di Francesca Polacco

«Chiamati a scoprire il sapore, la cura educativa come vocazione», questo il tema della tre giorni di Convegno che ha portato alla Domus Pacis di Roma 700 educatori dell’Azione cattolica dei Ragazzi da ben 110 diocesi d’Italia. L’intento del convegno è quello di “ripercorrere e ricostruire il processo grazie al quale le vocazioni educative nascono, a partire dal gruppo, dall’associazione, dalla Chiesa, nella convinzione che tutto questo avvenga attraverso la vita”, come ha sottolineato il Responsabile nazione dell’Acr, Luca Marcelli, durante i saluti iniziali.

Sull’importanza del gruppo nella prospettiva vocazionale si è soffermato Pierpaolo Triani, Professore Associato di Didattica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. “La vocazione è un fatto personale ma non individuale, è un fatto relazionale, perché si scopre nell’incontro con le persone” e – ha continuato – “i progetti di vita possono fallire, le vocazioni no”.

L’apertura dei lavori, forte e incisiva, ha ruotato principalmente intorno all’intervento di don Luigi Ciotti, Presidente di Libera, chiamato a raccontare e testimoniare come nasce una vocazione al bene comune. È stato l’ultimo rapporto Censis a fornire a don Ciotti lo spunto per la sua riflessione, fotografando “una situazione allarmante come mai prima d’ora che restituisce l’immagine di una società disgregata, impaurita, incattivita, dunque una società debole che si crede forte e che non riconosce che la vera forza, invece, risiede nell’accoglienza della fragilità”.

Quella fragilità che quotidianamente incontriamo sulla strada, intensa non solo come spazio geografico, ma come luogo dell’incontro, della relazione con l’altro, dello scontro con l’imprevisto, con il diverso, con lo scartato. “Il bene comune è sulla strada, è nella strada”, quella strada dove egli stesso si è formato e che percorre ogni giorno per svolgere la missione alla quale si è sentito chiamato. “Gli altri sono il termometro della nostra umanità” ed è per questo – ha aggiunto – che “l’educazione deve essere il primo e più prezioso investimento di una società che vuole essere aperta al futuro, poiché educare significa intervenire nel processo esistenziale di un essere umano”.

Ha ricordato, inoltre, l’importanza di sentirsi scelti e tutta la bellezza che c’è in questa consapevolezza: “Seguire la propria vocazione è un atto di responsabilità e l’esistenza di ognuno di noi trova senso nella condivisione e nella corresponsabilità, è il noi che vince”. Per costruire il bene comune, infatti, non bastano professionalità e competenza, è fondamentale la vocazione.

“Siate orgogliosi dell’Azione cattolica e non scoraggiatevi perché quello che state facendo è una meraviglia”, l’augurio finale travolgente e quasi commosso. “Siate lottatori di speranza!”.