Galantino: “Imparate lo stile sinodale e non mettete tra partentesi la vostra storia”

di Francesca Polacco - Si apre con l’intervento del Segretario generale della CEI Mons. Galantino la tre giorni del Convegno degli educatori dell'Azione Cattolica sul tema “All’Altezza del loro cuore”.  Galantino ha spiegato l’importanza di essere Chiesa “qui ed oggi” in Italia, un qui ed oggi che non può prescindere da due eventi fondamentali: il Convegno ecclesiale di Firenze e l’apertura dell’Anno giubilare.

“Ad altezza di occhi, ad altezza di cuore”. È questa per Mons. Galantino – Segretario generale della CEI intervenuto alla tavola rotonda che ha aperto il Convegno degli educatori in corso a Roma fino al 13 dicembre sul tema “All’altezza del loro cuore” – la traduzione di quello “stile sinodale” verso il quale Papa Francesco esorta la Chiesa e lascito prezioso del Convegno ecclesiale di Firenze dal quale un educatore che vive il suo servizio “qui ed oggi” non può prescindere.

“Lo stile sinodale non è solo un modo di lavorare, significa anche incidere sui contenuti”, ha sottolineato Galantino. Si tratta di un vero e proprio “esercizio di sinodalità” fatto di ascolto, di confronto, di capacità di cambiare opinione e di lasciarsi educare. “Ogni educatore, infatti, dovrebbe imparare a usare lo stile sinodale, ovvero ‘mettersi con i ragazzi’, in ascolto dei loro cuori e dei loro desideri”, ha insistito il Segretario della CEI con il suo consueto stile familiare e allo stesso tempo incisivo.

“Per essere cristiani consapevoli oggi, tanto da decidere di essere educatori e dunque per essere Chiesa qui ed oggi – ha continuato – non si può prescindere da due eventi fondamentali: il Convegno ecclesiale di Firenze e l’apertura dell’Anno giubilare”. Un qui ed oggi che non deve mai tralasciare, però, la storia personale di ciascuno che si incastona nella Storia più grande del nostro mondo, della nostra nazione, della nostra Chiesa. “Non mettete mai tra parentesi la vostra storia per mettervi la casacca di educatore. Il qui ed oggi riguarda la Chiesa italiana e universale ma riguarda anche ciascuno di voi. Non siete educatori nonostante questo, ma anche grazie e a partire da questo”, il monito di Galantino.

Costante nel suo intervento il riferimento a Firenze dove la Chiesa, riflettendo su se stessa, ha provato a rispondere principalmente a due domande che affondano le loro radici nel Concilio: “Se la storia della nostra patria sta appartenendo alla Chiesa italiana e sta ricevendo qualcosa da essa e in quali rapporti questa Chiesa è con il mondo contemporaneo e cosa ha da dirgli come in una sorta di flusso d’entrata e uscita che non deve mai interrompersi”, ha spiegato.

“Un educatore e un’associazione come l’Azione cattolica non può sottrarsi da questi compiti, perché il rischio potrebbe essere una ‘mania agnostica’, come è solito definirla papa Francesco, che rende vittime di schemi consolidati e metodi collaudati che impediscono di lasciarsi interpellare dalle reali condizioni di vita delle persone che incontriamo e non ci permettono più di lasciarci mettere in discussione”.

L’invito finale di Mons. Galantino allora è quello di “cercare la qualità della relazione attraverso la quale far transitare l’esperienza bella della fede per conoscere e far conoscere veramente ciò che ci sta a cuore”.