Gianna Beretta Molla

Una mamma davvero coraggiosa. Una che ha scelto di sacrificare la sua vita per far nascere la sua bambina. Gianna Beretta era una giovane donna di Magenta (Milano), dove era nata nel 1922. Cresciuta nell’Azione Cattolica, si era sposata con l’ingegnere Pietro Molla nel 1955. 

Il suo mestiere la portava ad essere molto vicina ai sofferenti: era infatti medico chirurgo. Si era specializzata in pediatria, quindi doveva essere una dottoressa che curava soprattutto i bambini: ma lei continuò a curare tutti, specialmente i più vecchi, i poveri, le persone sole. Perché era convinta che «chi tocca il corpo di un paziente tocca il corpo di Cristo» (sue parole). 
Oltre al lavoro, non smise mai di frequentare la parrocchia e il gruppo dell’AC femminile. Ma soprattutto faceva la mamma: aveva già Pierluigi, Maria Rita e Laura quando, nel settembre del 1961, rimase di nuovo incinta. E stavolta arrivò una notizia terribile: un fibroma all’utero, una malattia che non lasciava scampo! Gianna doveva scegliere: o rinunciava ad avere il suo quarto figlio per curarsi, oppure sarebbe andata incontro a una morte sicura. Che scelta disperata! Ma Gianna non ebbe dubbi: doveva sacrificare se stessa, non il bimbo (o bimba) che stava per nascere.  
E così, il 28 aprile 1962, questa eroica mamma muore, ma dopo aver avuto la gioia di partorire una bambina, chiamata Gianna Emanuela. E prima di morire, può stringerla tra le braccia. Il Papa Giovanni Paolo II l’ha proclamata prima beata nel 1994 e poi, dieci anni dopo, santa. Una santa mamma che aiuta a capire che la cosa più importante  e sacra è la vita di un bimbo, a costo di qualunque sacrificio.