Monsignor Domenico Battaglia: “Educare è un’arte”

di Francesca Polacco

“Quali segni siamo chiamati a esprimere con i ragazzi dei nostri gruppi?” È questa domanda di monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, che ha aperto la seconda giornata di lavori del convegno nazionale degli educatori. “Gesù e i profeti non si sono accontentati di annunciare – ha spiegato durante la celebrazione eucaristica – ma hanno dato dei segni e sono divenuti essi stessi segno con la propria persona”. Ha esortato i 700 educatori presenti a sviluppare proprio “quella capacità di intravedere i segni che Dio pone nella nostra vita” perché cogliere quei segni significa fare discernimento.

Si è innestata perfettamente alla riflessione di monsignor Fisichella, quella di monsignor Domenico Battaglia, vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, anche lui partito con una provocazione: “Come non vedere nei piccoli che ci sono affidati il passaggio di Cristo nella nostra vita?”. “Gesù – ha proseguito – passa sulle strade di tutti, ieri e oggi, non ha cambiato stile”. La difficoltà vera sta nel riconoscerlo nei luoghi della quotidianità, “nelle vite che ci mette accanto” e nel fargli trovare il cuore libero e predisposto ad accogliere il suo passaggio, perché è “Lui che fissa gli appuntamenti” e siamo noi di conseguenza che dobbiamo farci trovare lì dove passa pronti e puntuali. Così come è stato per lo stesso vescovo Battaglia quando, anni fa, ha fatto un incontro speciale con un ragazzo sieropositivo grazie al quale, ancor prima della vocazione al servizio educativo, ha scoperto la vocazione a vivere la vita, come ha raccontato ai presenti con grande emozione.

Di qui un ulteriore invito a portare la carezza di Dio a chi vive nella paura e nella rassegnazione, a chi è smarrito, abbandonato, emarginato e, attraverso quella carezza, prendersene cura. “Essere educatori è un’arte – ha sottolineato – è generare bellezza, e prendersi cura dell’altro è un atto creativo e rivoluzionario che dà i colori dell’attenzione, dell’ascolto e dell’amore alla vita quotidiana”.

“Educare è un fatto ecclesiale, in cui facciamo scoprire a ogni bambino, ragazzo o persona che sta a cuore a Dio”, ha concluso.

A chiudere la mattinata il presidente nazionale dell’Azione cattolica, Matteo Truffelli, che ha tracciato i lineamenti dell’educatore in un’ottica di missionarietà.  “Il vostro servizio educativo – ha esordito il presidente – è importante perché attraverso le esperienze formative si costruisce l’Ac che vogliamo essere oggi: missionaria, popolare, incarnata nella vita delle persone, della misericordia. Insomma, lavoriamo insieme alla Chiesa dell’EvangeliiGaudium”. E poi l’impegno, come singoli e come associazione, ad approfondire l’Evangelii Gaudium per provare a metterla in pratica per aiutare tutta la Chiesa a dialogare di più e meglio con l’uomo di oggi”.